I meccanismi di difesa

I meccanismi di difesa

In questo appuntamento definiremo i meccanismi di difesa in Psicoterapia della Gestalt espressiva. In realtà, quando parliamo di meccanismi di difesa in psicoterapia della Gestalt, preferiamo definirli come resistenze.

A chi, come e perché resistiamo ?  A chi, come e perché ci difendiamo ?

E già questo apre parte della nostra storia, da quando eravamo bambini, e non dobbiamo immaginarci i meccanismi di difesa o le resistenze come dei processi negativi per la persona. Noi ci siamo adattati, siamo sopravvissuti proprio attraverso questi meccanismi. Ad un certo punto della nostra vita, ma non sempre, questi meccanismi, o resistenze, si sono talmente irrigidite che permettono di comportarci solamente in un certo modo, per cui diventa un adattamento stereotipato invece che essere un adattamento creativo.

Noi siamo in contatto con noi stessi, in contatto interpersonale con l’altro e con l’ambiente.

In queste tre fasi del contatto si possono costruire nel corso del tempo delle resistenze. Ma perché ? Perché sono delle risposte a quello che l’ambiente esterno, ma anche parte di noi interne, ci chiedono e quindi sono le nostre risposte.

Perché rispondiamo attraverso delle resistenze ?

Perché il bambino impara molto presto a comprendere e a capire il tipo di risposta positiva o negativa che ha dall’ambiente. Se la mamma, primo oggetto d’amore o più in generale anche gli altri o anche l’ambiente fisico, impediscono al bambino di piangere, il bambino imparerà che non è buono per se e per la sua sopravvivenza piangere. Perché soddisfare le esigenze dell’ambiente esterno significa sopravvivere: un bambino da solo non può sopravvivere, lo fa adattandosi all’ambiente.

Quali sono i meccanismi di difesa ?

I meccanismi difesa sono diversi, ne citerò due o tre, quelli che sono più comuni.

  • L’introiezione, cioè io introietto il messaggio dell’altro e lo rendo mio.
  • La proiezione, cioè qualcosa che riguarda me viene proiettato nell’altro per cui io mi immagino, mi comporto, proprio come se parti di me riguardassero l’altro è così sono salvo.
  • La confluenza, che è una resistenza al contatto con l’ambiente esterno che mi permette da una parte però di prendere, all’interno di me stesso, il messaggio dell’altro e di aderire così tanto che perdo il mio messaggio, perdo il mio bisogno; è come se mi corrispondesse sempre e comunque quello che l’altro mi chiede.

 

In Gestalt non è che si fa un lavoro per distruggere le difese, perché esse ci servono, è il nostro adattamento. In Gestalt il lavoro che noi proponiamo è quello di armonizzare gli opposti, cioè ognuno di noi ha bisogno di stare in relazione e di sentirsi amato dall’altro e ognuno di noi ha bisogno di fare qualcosa per corrispondere alle richieste dell’ambiente esterno, alle richieste interpersonali nella relazione Io-Tu. E questo è importante per la nostra crescita emotiva e psicologica, di contro però noi abbiamo bisogno di corrispondere alle nostre esigenze interne. Io vado verso la soddisfazione di un bisogno se questo mi viene negato io provo una frustrazione molto profonda e forte. Si tratta di lavorare al fine di armonizzare questo movimento. Proviamo a immaginare il lavoro sulle resistenze come quello che noi facciamo per far uscire una macchina che si è impantanata: sono piccolissimi movimenti verso l’esterno per poi ritornare indietro, per poi darmi una spinta in avanti e fare in modo che quello che è un meccanismo che si è irrigidito verso una sola risposta, diventi un adattamento definito creativo, cioè uno spostamento costante che mi permette di soddisfare parte di me e l’ambiente esterno.

Anna Maria Acocella
Anna Maria Acocella
acocella.a@gmail.com