Psicoterapia Online

Psicoterapia online: è davvero efficace ?

a cura della dott.ssa Susanna Spaccatini, dott.ssa Chiara Montanucci, dott.ssa Silvia Del Greco, dott.ssa Raffaella Gentile

 

Nella comunità attuale, alla luce dell’offerta di sostegno a distanza da parte di numerosi psicologi impegnati nella lotta contro il Covid-19, risuonano alcune domande:

 

PSICOTERAPIA ONLINE Sì o NO? È DAVVERO EFFICACE?

 

Per elaborare una risposta, siamo andate a munirci di articoli scientifici e risorse online in merito alla questione.
Prima di tutto, per avere un linguaggio comune a tutti, abbiamo ricercato una definizione precisa:
La telepsicologia consiste nell’erogazione di servizi psicologici attraverso le tecnologie di telecomunicazione (telefono, device mobili, videoconferenza interattiva, e-mail, chat, sms, ed Internet). Sono comprese le fasi di: preparazione, trasmissione e comunicazione.(1)

Successivamente, abbiamo analizzato gli studi sull’argomento, su cui baseremo tutto il nostro successivo ragionamento.
Tali studi sono per la maggior parte concordi con quello di Rochlen et al. (2) che già nel 2004 stilava dei vantaggi e degli svantaggi rispetto a questo tipo di setting; analizziamoli.

 

Vantaggi

  • La terapia online risulta conveniente economicamente e a livello temporale, dato il risparmio di viaggi in studio, e presenta una maggiore accessibilità, sia per paziente che per terapeuta, che si trovino in particolari situazioni, impossibilitati a venire in studio come in questa emergenza.
  • È utile dunque, per persone con limiti nella mobilità, se si hanno tempi ristretti, e limiti d’accesso ai servizi di salute mentale; se ci si trova all’estero e si vuole svolgere una terapia con la propria lingua madre.
  • La modalità online riduce la vergogna e la sensazione di stigmatizzazione.
  • Il contesto della terapia online può facilitare la disinibizione e l’autorivelazione del paziente, incoraggiando l’espressione di sé.
  • La corrispondenza di e-mail (altra modalità di contatto), consente a paziente e terapeuta di rileggere gli scambi, rafforzando i processi contenuti nella corrispondenza. Inoltre permette ai due di focalizzare l’attenzione sul processo, in quanto questo si svolge in un dialogo asincronico.
    Può dare un maggior senso di contenimento emotivo poiché il cliente è in grado di impostare lo spazio, il tono, il ritmo e i parametri della rivelazione di sé. Il processo contemplativo di scrivere sui propri problemi o conflitti può essere di per sé terapeutico per alcuni clienti (Murphy e Mitchell, 1998).
  • Pur non essendoci condivisione di uno spazio fisico, studi dimostrano che è possibile una potente connessione emotiva, questo viene definito telepresenza (Fink, 1999): la sensazione di essere comunque in presenza di un’altra persona, del suo sostegno, pur non condividendo uno spazio fisico.
  • Altro vantaggio è la possibilità di attingere con maggiore rapidità a materiali multimediali, supplementari, utili per il processo di cura.

 

Limiti e sfide

  • Accesso limitato o assente (nel caso di scambio di email), ai segnali di comunicazione non verbale.
  • Può dar adito a fraintendimenti che verrebbero meno in presenza di segnali visivi.
  • Sia terapeuta che paziente devono avere delle conoscenze di base dei mezzi di comunicazione tecnologici e soprattutto averne accesso.
    Ad oggi infatti anche se dal 2018 in poi è sempre aumentata la percentuale di persone che accedono ad internet, il 25% delle famiglie Italiane ne rimane comunque escluso (3).
    Questo significherebbe selezionare una data fetta di popolazione con determinate condizioni socio-economiche e dunque ridurrebbe in parte il vantaggio dell’accessibilità alle terapie riportato sopra.
  • Una sfida sembra poi essere quella della verifica dell’identità di paziente e terapeuta.
    Lo psicologo che si avvale di tali tecnologie deve fornire informazioni appropriate sulla propria identità, iscrizione all’Ordine, titoli professionali, indirizzo di Posta Elettronica Certificata e gli estremi della polizza di R.C. professionale.
    Nell’ambito delle prestazioni on line, lo psicologo di norma identifica l’utente, acquisisce l’autorizzazione al trattamento dei dati personali e il consenso informato riguardo alle prestazioni offerte (4).
  • Le sfide della terapia online girano inoltre intorno alle attenzioni legali associate alla fornitura di servizi di salute mentale via Internet. Lo psicologo che si serve di tecnologie elettroniche per la comunicazione a distanza è tenuto a utilizzare sistemi hardware e software che prevedano efficienti sistemi di protezione dei dati (5) ed una adeguata e sicura conservazione dei dati, come Skype che, ad esempio, usa la crittografia (6).

 

 

In un articolo di Cook (7) si approfondisce un altro aspetto ancora, ovvero l’alleanza terapeutica.
Il testo afferma che non sono state rilevate significative differenze tra l’alleanza terapeutica costruita con setting online rispetto a quella faccia a faccia rendendo dunque affidabile sotto questo punto di vista la e-therapy.

Per quanto riguarda l’efficacia invece, il Journal of Affective Disorders del 2014 (8) riporta un interessante articolo di Horn et al. in cui viene descritto uno studio fatto dalle Università di Lipsia e di Zurigo in cui 62 pazienti affetti da depressione lieve sono stati divisi in due gruppi ed hanno partecipato ad 8 sedute di terapia. Un gruppo ha usufruito della terapia vis-a`-vis, l’altro ha usufruito del servizio tramite il portale “Skype”.

I risultati al termine dello studio dimostrarono che a fine trattamento i pazienti trattati con terapia telematica avevano una remissione dei sintomi addirittura maggiore rispetto a quelli trattati in modo classico mantenendo dopo tre mesi il 15% in più di risultati.

Sicuramente una ricerca interessante nonostante il basso numero di pazienti coinvolti, un limite questo, che va comunque tenuto in considerazione.

Altri studi (9) dimostrano miglioramenti considerevoli in persone che hanno usufruito di interventi psicologici online. Dai disturbi di panico (Klein & Richards, 2001) ai Disturbi post traumatici da stress e in casi di lutto (Lange, van de Ven, Schrieken, & Emmelkamp, 2001), così come nei disturbi che riguardano l’alimentazione (Robinson & Serfaty, 2001).

Sulla rivista scientifica inglese di ambito medico Lancet si parla di uno studio in cui un campione di 297 pazienti con depressione maggiore. 149 di questi hanno ricevuto le cure del medico di base più una psicoterapia online, il campione di controllo rimanente soltanto le cure mediche. I risultati hanno dato che il 50% del gruppo sperimentale aveva diminuito drasticamente i sintomi e aumentato in modo maggiore rispetto all’altro gruppo la propria salute in circa 8 mesi.
Jedlicka e Jennings (2001) si sono invece occupati di verificare le terapie online per le terapie di coppia. Essi hanno analizzato i racconti di 11 coppie che hanno partecipato ad una terapia di coppia via webcam. Anche in questo caso nessuna differenza significativa è stata rilevata.
In un altro studio (10) (Yager Z, O’Dea JA, 2006) vengono riportati i vantaggi della consulenza psicologica online in particolare nei casi di emergenza. Essa sembra risultare più immediata ed utile per decidere gli interventi successivi o come approccio preventivo, per informare e sensibilizzare le persone intorno a problematiche psicologiche. Basti pensare a quante persone ad oggi usano Google per cercare risposte a domande riguardo ad una loro problematica relazionale o a sintomi psichici che rilevano.

Allo stesso modo i vari ordini psicologici si sono mossi in questa ricerca di affidabilità delle psicoterapie online ed in particolare l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, attraverso il gruppo di lavoro “Psicologia e nuove tecnologie”, ha analizzato le ricerche scientifiche presenti fino al 2012 confermando quanto sin’ ora da noi affermato.

Per tutti questi motivi, nonostante la ricerca debba necessariamente andare avanti ed essere approfondita, come terapeuti ci sentiamo di poter proporre ad alcuni dei nostri pazienti questa modalità terapeutica.

 

Cosa significa, per uno psicoterapeuta della Gestalt, lavorare attraverso piattaforme informatiche?

 

Per un Gestaltista, lavorare online è una bella sfida, abituato ad osservare tutto il corpo del paziente, a lavorare sfruttando lo spazio dello studio, ad utilizzare dei mediatori artistici o il corpo ed il movimento stesso. Tuttavia, tra i principi base della psicoterapia della Gestalt, troviamo proprio il lavorare con quello che c’è in quel momento. In questo momento c’è quello che vediamo nello schermo, la parte del paziente che vediamo è quella con cui possiamo lavorare così come in tante altre situazioni. La presenza che si riesce a dare e avere, non subisce variazioni e, dalla nostra pratica clinica, abbiamo rilevato di riuscire in modo ottimo ad entrare in contatto pieno con la persona che abbiamo di fronte. Sembra poi incredibile l’assist che ci da la psicoterapia online riguardo all’osservazione del campo del paziente, della sua capacità di trovarsi uno spazio ed un tempo, di far rispettare i suoi confini. Quasi un privilegio poter guardare piccoli frammenti di un qualcosa che fino a quel momento era soltanto descritto a parole. Quel campo è dunque uno spazio poco intimo, virtuale? È uno spazio reale. Come reali sono le emozioni, l’ascolto e la relazione. Allo stesso modo sembra prendere vita il concetto di figura/sfondo, quando oggetti o parti degli ambienti del paziente entrano nello schermo: un oggetto che notiamo, un elemento che la persona stessa porta davanti al telefono o al pc perché ce lo vuole mostrare.
I princìpi cardine della psicoterapia della gestalt sono conservati anche nel setting online: il paziente si assume la responsabilità di richiedere un aiuto, la relazione si sviluppa “qui ed ora”, con le possibilità vigenti ma non per questo necessariamente stringenti.
Insomma, il senso di cura, sembra davvero non subire particolari stravolgimenti.

Bibliografia:

(1) American Psychological Association, 2013. “Guidelines for the practice of the Telepsychology”

(2) Aaron B. Rochlen, Jason S. Zack, Cedrik Speyer (2004) Online Therapy: Review of Relevant Definitions, Debates, and Current Empirical Support. Journal of Clinical Psychology. 60 (3):269-283

(7) J. Cook, C. Doyle (2002) Working Alliance in Online Therapy as Compared to Face-to-Face Therapy: Preliminary Results. CyberPsychology & Behavior 5(2):95-105

(8) V. Wagner, A. B. Horn, A. Maercker  (2014) Internet-based versus face-to-face cognitive-behavioral intervention for depression: a randomized controlled non-inferiority trial. Journal of Affective Disorders. 152-154: 113-21

 

Sitografia:

 

(3) https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/istat-in-italia-il-25-delle-famiglie-fuori-da-internet/

(4) https://www.psy.it/allegati/documenti_utili/Raccomandazioni_CNOP_prestazioni_on_line.pdf

(5) https://www.psy.it/allegati/documenti_utili/Raccomandazioni_CNOP_prestazioni_on_line.pdf

(6) https://support.skype.com/it/faq/FA31/skype-usa-la-crittografia

(9) http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=67266

(10) https://www.stateofmind.it/2019/03/consulenza-psicologica-online/

Redazione IPGE
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