La Relazione Psicoterapeutica

La relazione psicoterapeutica

DOMINIO 2

La relazione psicoterapeutica

Focalizzare e sostenere un particolare tipo di contatto relazionale rappresenta il cuore dell’approccio della pdG e una delle più importanti abilità da acquisire. Il ruolo centrale dato all’esperienza di contatto differenzia l’approccio della pdG dalle altre modalità psicoterapeutiche.
L’intenzionalità del terapeuta è di essere pienamente presente, capace di riflettere criticamente sul significato delle proprie difficoltà ad essere presente nella relazione terapeutica. Il terapeuta e il paziente sono reciprocamente coinvolti e toccati nella relazione, le loro esperienze hanno egual valore e in questo senso sono partner paritari all’interno della relazione. Più precisamente, la relazione terapeutica è paritaria nel senso che le percezioni, i sentimenti, i pensieri, le convinzioni (e l’unicità umana) del terapeuta e del paziente assumono lo stesso valore. Allo stesso tempo, la relazione terapeutica è asimmetrica rispetto al ruolo ed alla responsabilità relative al mantenimento del setting, a ciò che accade durante la seduta e all’intera terapia: è il terapeuta che ha la responsabilità del processo terapeutico.
La pdG «portava sia il terapeuta sia il paziente alla ribalta, tutti e due insieme, per illuminare la loro effettiva relazione con la massima chiarezza possibile» (From e Miller, 1994). Nell’incontro, terapeuta e paziente entrano in contatto intercorporeo e il terapeuta dà uguale valore ai vissuti corporei di entrambi. È capace di sintonizzazione affettiva ed emotiva e su questo sfondo sa dare supporto al processo di contatto, equilibrando, a seconda delle esigenze della situazione, gli elementi di supporto necessari per incontrare la novità.
Il rapporto dialogico nella terapia della Gestalt può essere descritto in riferimento al principio dialogico di Buber secondo cui l’esistenza umana si definisce in base a come entriamo in relazione gli uni con gli altri. La relazione Io-Tu è una relazione interpersonale diretta, non mediata da un sistema di giudizi, l’Io e il Tu non sono oggetti o obiettivi, ma una relazione che coinvolge ogni soggetto nell’interezza del proprio essere. D’altra parte, la relazione può essere anche descritta come un circolo ermeneutico: per comprendere il paziente, il terapeuta usa la propria comprensione supportata dal proprio sentire corporeo ed è pronto a regolarla continuamente in base alle novità presentate dal paziente così come emergono nell’incontro.
L’esperienza emerge al confine di contatto: «“l’esperienza si verifica ai confini tra l’organismo e il suo ambiente… Noi parliamo dell’organismo che stabilisce un contatto con l’ambiente, mentre la realtà più semplice e immediata è costituita dal contatto in se stesso” […] lo spazio in cui il sé e l’ambiente stabiliscono il loro incontro e si coinvolgono l’uno con l’altro. [Alla] psicoterapia della Gestalt […] ciò che […] interessa è solamente l’attività al confine di contatto, dove ciò che succede può essere osservato» (From e Miller, 1997, p. 16-18).
Il terapeuta, con la propria consapevolezza, è in grado di percepire la qualità della presenza reciproca e regolare il contatto per supportare l’intenzionalità di contatto e la crescita del paziente.
La relazione terapeutica è anche luogo di esplorazione attiva: l’esperimento, e l’azione che esso promuove, è un elemento specifico utilizzato in terapia per sostenere il processo di contatto. L’azione così intesa nasce dalle intenzionalità di contatto in gioco, libera le potenzialità espressive e corporee presenti nella situazione, offre la possibilità di fare concretamente esperienza della novità possibile nella relazione.

2.1. Lo psicoterapeuta della Gestalt conosce ed è in grado di utilizzare in chiave storica,
dialogica, confrontativa e critica, i concetti di:

 

  • Processi e leggi della percezione secondo la Psicologia della Gestalt. Il modello dello sviluppo e della crescita umana in pdG, nel suo rapporto con le teorie, i modelli e i paradigmi evolutivi emergenti.
  • Autoregolazione e processi di co-regolazione organismica nelle sue interconnessioni con i paradigmi scientifici emergenti (infant research, neuroscienze, epigenetica, approcci ecologici, ecc.).
  • Fiducia nell’autoregolazione organismica del paziente e nella propria. L’autoregolazione organismica è una funzione di adattamento all’ambiente fondata sulla capacità intrinseca dell’individuo di autoregolarsi da sé, cioè di trarre dall’ambiente ciò che è necessario alla sua crescita.
  • Contatto e fenomenologia del contatto, confine di contatto in funzione, il tempo quale dimensione del contatto.
  • Olismo e paradigma della complessità.
  • Il concetto di consapevolezza: ben diverso da quello di coscienza, esprime l’essere presenti ai sensi nel processo del contattare l’ambiente, l’identificarsi in modo spontaneo e armonico con l’intenzionalità di contatto. La consapevolezza è una qualità del contatto e ne rappresenta la ‘normalità’. La nevrosi è al contrario il mantenere l’isolamento (nel campo organismo-ambiente) attraverso un’esasperazione della funzione della consciousness, della coscienza.
  • Fenomenologia: le radici filosofiche e la loro conseguenza nella pratica terapeutica (come emergono i fenomeni esperienziali, il valore dell’esperienza soggettiva, l’intersoggettività, la profondità della superficie, ecc.).
  • Esistenzialismo: le radici filosofiche e la loro conseguenza nella pratica terapeutica (limiti e confini nella vita e nelle relazioni, temi esistenziali come la morte, la libertà, la responsabilità, Il Da-sein e il mit-Da-sein ecc.).
  • Teoria del campo: dalla concettualizzazione di Lewin ai nuovi sviluppi, campo fenomenologico, situazione, il concetto di campo in diversi approcci psicoterapeutici.
  • Olismo: dalla concettualizzazione di Jan Smuts su mente/corpo/ambiente ai successivi sviluppi.
  • Teoria paradossale del cambiamento: il cambiamento avviene quando un individuo diventa ciò che è (invece che realizzare qualcosa che vuole diventare); il cambiamento è un processo naturale di crescita e avviene attraverso un processo di consapevolezza crescente, attraverso contatti e assimilazioni.
  • Prospettiva del qui e ora e del now-for-next: è importante enfatizzare la situazione e il contatto terapeuta-paziente sostenendo la consapevolezza nel momento presente e nel movimento verso il next (a supporto dell’intenzionalità di contatto).
  • Teoria del sé: il sé come funzione e non come struttura, il sé come funzione emergente al confine di contatto, le funzioni es/io/personalità, il sé come funzione di adattamento creativo.
  • La co-creazione dell’esperienza al confine di contatto e il processo di adattamento creativo.
  • Le dinamiche figura/sfondo: la creazione della figura sullo sfondo, le differenti dinamiche possibili.
  • Sequenza (o ciclo) di contatto e sostegno alle funzioni di contatto: l’esperienza può essere descritta come una sequenza di contatto, che ha inizio con una fase di eccitazione, procede verso l’incontro di una novità e si conclude con l’assimilazione dell’esperienza e la crescita.
  • Disturbi delle funzioni es e personalità, perdite della funzione io (introiezione, proiezione, retroflessione, egotismo, confluenza, nella definizione data in PHG e sviluppi successivi).
  • Stili di contatto: diversi stili di contatto, lavoro sulle polarità, analisi della struttura, della qualità e dei livelli di contatto e regolazione, modulazione, sintonizzazione dello stile e dei livelli di contatto.
  • Vuoto fertile: ispirato dal filosofo Friendlander, Fritz Perls delinea il vuoto fertile, il caos, come origine di ogni fenomeno. L’esistenza ideale della persona responsabile, consapevole e in contatto con il qui e ora, prevederebbe creatività e flessibilità. L’essere umano invece, oltre a perdere il contatto con il vuoto originario, organizza la propria esistenza in forme rigide e ripetitive. L’intervento del terapeuta gestaltico, è rivolto a favorire il contatto con il vuoto originario, un prefenomeno, e facilita la sperimentazione di forme esistenziali più congruenti con il qui e ora.
  • Transfert e controtransfert: lo psicoterapeuta della Gestalt è consapevole di questi fenomeni, è in grado di riconoscerli, di comprenderli come fenomeni emergenti al confine di contatto e di sostenere la novità presente nell’incontro reale.

2.2. Lo psicoterapeuta della Gestalt è in grado di:

 

  • Leggere il linguaggio della comunicazione verbale e non verbale ed è consapevole del proprio e di quello del paziente.
  • Essere consapevole delle proprie sensazioni, emozioni, sentimenti, risonanze corporee, movimenti intenzionali e reazioni connesse al paziente e alla situazione terapeutica.
  • Comprendere ciò che gli accade e quale posizione/ruolo è chiamato ad assumere nel campo emergente con il paziente.
  • Sostenere un contatto reciproco percependo l’es della situazione, individuando e riconoscendo desideri e bisogni, identificando gli stimoli ambientali e la consapevolezza di sé.
  • Sintonizzarsi con gli stati emotivi, corporei e affettivi del paziente.
  • Riconoscere e nominare le proprie sensazioni, sentimenti e emozioni, esprimendoli nella maniera appropriata in specifici campi e relazioni, con obiettivi e intenzionalità terapeutiche specifiche.
  • Usare tale processo al fine di sostenere l’intenzionalità di contatto del paziente.
  • Mantenere il contatto pieno coltivando l’incertezza e mobilitando l’energia.
  • Supportare la co-creazione di figure di contatto (rispettando i tempi, i limiti e le possibilità di portare la corporeità in figura).
  • Riconoscere la qualità del contatto (criterio estetico) e regolare la propria presenza, percezione e azione in modo da sostenerla.
  • Supportare l’intenzionalità di contatto attraverso esperimenti creativi che nascono al confine di contatto.
  • Sostenere e stare in un contatto pieno.
  • Sostenere l’assimilazione della novità.
  • Sostenere la capacità narrativa che permette di raccontare e condividere le esperienze, i cambiamenti e la crescita.
  • Lasciare andare l’esperienza sullo sfondo e mantenerla disponibile come supporto per contatti futuri.
  • Dare significato agli eventi relazionali alla luce della teoria del contatto relativa alla seduta e all’intero processo della terapia.
  • Riflettere criticamente sui fenomeni di contatto e sulla relazione terapeutica.
  • Raccontare e condividere questi fenomeni con un terzo (colleghi, supervisori, allievi).
  • Sostenere l’assimilazione degli eventi di contatto in modo che sedimentino progressivamente nella relazione terapeutica. Dosare l’esposizione alla novità in modo equilibrato con il supporto presente e disponibile nel campo.
  • Riconoscere le perdite della funzione io e sostenere la consapevolezza, l’intenzionalità e la presenza del paziente e le proprie.

A cura del gruppo di lavoro FIAP-CNSP

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Hanno partecipato: Annamaria Acocella, Carolina Alfano, Natalia Aricò, Ilaria Benedetti, Monica Bronzini, Michele Cannavò, Carla Cerrini, Sonia De Leonardis, Andrea De Lorenzo Poz, Antonio Ferrara, Mara Festa, Gianni Francesetti (Coordinatore), Francesca Fulceri, Marilù Fusco, Benedetta Gullo, Roberta La Rosa, Barbara Montomoli, Elisa Mori, Santina Pierro, Paola Pinto, Daniela Santabbondio, Giovanna Silvestri, Margherita Spagnuolo Lobb, Silvia Tosi, Paola Vianello, Riccardo Zerbetto.

Redazione IPGE
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