Che faccio?…

Tratto e rielaborato da un incontro tra Marco e Anna Maria Acocella

 

…farsi la domanda giusta…

(Marco, 52 anni; incontro di psicoterapia individuale )

 

Paziente: Ci risiamo! Sto male un’altra volta, tutto quello che ho fatto non è servito a nulla. Tutto è stato inutile, insignificante. Sono stufo, stanco di lottare. Sono finito.  Venire qui non ha senso, non serve a nulla. Nulla ha più senso. Sono finito

  • Terapeuta: Ma sei qui, a dirmi come ti senti, quello che provi e quello che non vuoi più fare

Ha un senso questo per te Marco?

Paziente: No.

  • Terapeuta: Non ha senso o non ha il senso che credevi potesse avere?

Paziente: Che differenza fa. Io sto male.

  • Terapeuta Questo lo vedo! Mi chiedevo se il tema del tuo star male potesse riguardare un’aspettativa delusa.

Paziente: Si l’ennesima. Sono stanco di lottare!

  • Terapeuta: E allora non lo fare?

Paziente: Infatti ho smesso ed è per questo che sto così

  • Terapeuta: Così come?

Paziente: Te l’ho detto! Male. Mi sento inutile ed è tutto inutile.

  • Terapeuta: Adesso mi sembra che tu mi stia dicendo un’altra cosa.

Paziente: Cosa? (Guardando intorno, evitando il mio sguardo, agitandosi sulla poltrona con un ripetuto movimento delle gambe- simile ad un tintinnio)

  • Terapeuta: Ora sembri interessato.

Paziente: A che?

  • Terapeuta: Questo lo chiedo a te Marco.

Paziente: Senti, non lo so. Dimmelo tu

  • Terapeuta: A sapere l’altra cosa che mi stai dicendo.

Paziente: Boh! Sono impaziente non interessato.

  • Terapeuta: Si vede. Ti capita spesso di essere impaziente?

 Paziente: Si

  • Terapeuta: Quando?

Paziente: Quando non so che succede

  • Terapeuta: E cosa ti immagini che stia succedendo qui con me adesso?

Paziente: Che mi dici qualcosa che non ho considerato

  • Terapeuta: Ah! Una sorpresa?

Paziente: Dai!! Cosa ti sto dicendo. (accenna un sorriso)

  • Terapeuta: Ora sembri impaziente, interessato e con una buona memoria! Che effetto ti fa?

Paziente: Lo so che ho una buona memoria, che sono impaziente. Interessato non lo so. Curioso forse.

  • Terapeuta: E che effetto ti fa definirti: forse curioso, mentre tutto ti sembra inutile e insensato?

Paziente: Boh. Mi fa fatica pensarci.

  • Terapeuta: Non si tratta di pensarci, ma di sentirlo.

Paziente: Mi fa fatica sentire. Allora. (ritorna cupo e con lo sguardo basso)

  • Terapeuta: E ascoltarmi?

Paziente: Lo sto facendo.

  • Terapeuta: Hai trovato qual cosina che riesci a fare senza troppa fatica. Ascoltarmi!

Paziente: È un po’ poco, no!

  • Terapeuta: Vediamo! Dipende dalle aspettative che hai! Poco non è esattamente nulla! Ti va di ascoltarmi e vedere questo poco dove ci porta?

Paziente: (con espressione arrendevole) Va bene!

  • Terapeuta: Mi sembrava che l’altra cosa che mi stavi dicendo prima è che tu hai bisogno di lottare per star bene e che hai difficoltà a trovare ora un’alternativa alla lotta. E’come se per molto tempo ti fossi identificato con un lottatore e con un vincente! Ti risuona?

Paziente: Si

  • Terapeuta: E che effetto ti fa?

Paziente: Sono incazzato nero e stufo, stufo!

  • Terapeuta: Di essere passato dall’altra parte?

Paziente: Che vuol dire

  • Terapeuta: Di passare dalla parte del perdente, del vinto.

Paziente: A chi piace essere perdente? A nessuno

  • Terapeuta: Essere perdente a nessuno. Partecipare alla vita senza necessariamente renderla un combattimento da vincere sempre, forse a qualcuno! A te Marco?

Paziente: Vaffanculo a tutti.

  • Terapeuta: Dillo più forte!

Paziente: Vaffanculo a tutti. (con voce più alta)

  • Terapeuta: Dillo ancora. E se vuoi puoi battere i pugni sui cuscini del divano esprimendo quello che senti.

Paziente: Vaffanculo, vaffanculo a tutti, tuttiii (con voce più alta e battendo i pugni)

  • Terapeuta: Tutti chi?

Paziente: (urlando e battendo) Tutti, Tutti

  • Terapeuta: Chi c’è in prima fila

Paziente: (smette di battere e si siede) Mia madre e mio padre

  • Terapeuta: Come sono in prima fila?

Paziente: Mi hanno involontariamente spinto a lottare.

  • Terapeuta: Che senso ha per te-involontariamente?

Paziente: Non mi hanno insegnato nulla.

  • Terapeuta: E tu hai trasformato questo nulla in lotta?

Paziente: Che palle ancora loro! Non ce la faccio più.

  • Terapeuta: Prendi in considerazione il fatto di aver trasformato questo nulla dei tuoi genitori in una lotta costante contro la vita in cui devi apparire sempre vincitore. Che effetto ti fa?

Paziente: Non ce la faccio più! Sono stanco di lottare!

  • Terapeuta: Allora smetti!

Paziente: E che faccio alla mia età? (guardandomi negli occhi)

  • Terapeuta: Questa mi sembra un’ottima domanda!

Paziente: Chiedermi cosa faccio a 50 anni? anzi 52?

  • Terapeuta: Si, cosa voglio fare della mia vita è un’ottima domanda, anche a 90 anni, se hai la fortuna di avere la capacità di formularla!
  • Paziente: Oddio!! Grazie. (visibilmente sollevato) Sapessi come mi sento leggero! Mi sentivo senza scampo. Cercavo a tutti i costi una risposta…ma non avevo la domanda!  In un attimo è cambiato qualcosa.
  • Terapeuta: Lo vedo! Ti scendono le lacrime e il tuo sguardo è cambiato, e non proprio in un attimo!

Paziente: Le lacrime sono segno di leggerezza?

  • Terapeuta: A volte, quando hanno il sapore di commozione dopo aver sciolto la rabbia.

Paziente: Infatti, mi sento commosso. Commosso per me e per loro che hanno lottato sempre tanto!

  • Terapeuta: Può essere commuovente farsi la domanda giusta, vedere, vedersi e ri-trovarsi.

Paziente: Ri-trovarmi?

  • Terapeuta: Si ri-trovarti, dopo anni di sciopero.

Paziente: (Sorridendo)del tipo lotta continua?

  • Terapeuta: Il tipo di lotta lo conosci tu.

Paziente: Ho bisogno di aria pulita, nuova.

  • Terapeuta: Del tipo, alta montagna?

Paziente: Basta che sia nuova e fresca!

  • Terapeuta: In che modo non stai respirando qui ora?

Paziente. Non qui, nella mia vita, ho bisogno di cambiare aria.

  • Terapeuta: Mi sembra una buona decisione! Vedi, intanto, se qui e ora scorgi in te qualcosa di nuovo e di fresco fra te e me. Per esempio…?

Paziente: per esempio…la poltrona mi sembra fresca e comoda e vedo te stanca.

  • Terapeuta: È vero, lo sono! E in te cosa vedi di nuovo e fresco?

 Paziente: Il fatto di essermi accorto di te e della poltrona!

  • Terapeuta: E che effetto ti fa?

 Paziente: Mi piace!

 Terapeuta: Ti piace come?

 Paziente: Come una boccata d’aria fresca

  • Terapeuta: Definisci te stesso come questa boccata d’aria fresca e nuova.

Paziente: Sono una boccata d’aria fresca e nuova, sono ossigeno puro, sono scambio e ricambio, sono leggero, impalpabile e vitale.

  • Terapeuta: Adesso definisci te come hai definito la boccata d’aria fresca e nuova

Paziente: Sono Marco ho 52 anni, sono una boccata d’aria fresca e nuova, sono ossigeno puro, sono scambio e ricambio, sono leggero, impalpabile e vitale. (fa un lungo e profondo respiro)

  • Terapeuta: Come stai?

Paziente: Speriamo che duri questa sensazione!

  • Terapeuta: Quale sensazione?

Paziente: Di benessere, leggerezza e voglia di fare… (mi guarda, incerto)

  • Terapeuta: È una boccata d’aria Marco!! Una buona boccata d’aria che ora sai che se vuoi, puoi prenderti!!! Qui lo hai fatto, accorgendoti di me e della poltrona dove sei seduto…fuori di qui?

Paziente: Invece di lamentarmi o incazzarmi delle cose che non sono andate, tanto sono andate, potrei incuriosirmi delle cose e delle persone.

  • Terapeuta: Per esempio? Una cosa e una persona.

Paziente: Potrei inventarmi una ricetta… e chiedere a Claudia come si trova nell’ufficio nuovo e con i colleghi nuovi.

  • Terapeuta: Bene, che effetto ti fa?

Paziente: Sono curioso (sorride)

  • Terapeuta: La curiosità è apertura, e l’apertura è molto vicina ad una boccata d’aria fresca e nuova.

Saper accompagnare l’altro costituisce, in un contesto di cura, nello specifico quello psicoterapeutico, un elemento d’importanza fondamentale. Marco, infatti, non spinto ma sostenuto, non forzato ma incoraggiato, non giudicato ma ascoltato, lentamente e con l’aiuto della guida della terapeuta, ha attraversato antichi ma non più funzionali meccanismi difensivi, permettendosi in tal modo di prendere in considerazione modalità diverse di vedere sé stesso. Autorizzandosi la sconfitta ha ri-trovato senso e interesse in sé stesso e nella sua vita. Una boccata di aria fresca e nuova.

Anna Maria Acocella
Anna Maria Acocella
acocella.a@gmail.com