Metto gli occhiali

Tratto, e rielaborato da un  incontro tra Luciano e Anna Maria Acocella

 

Per non vedere troppo metto gli occhiali

(Luciano, 33 anni; psicoterapia individuale)

 

Paziente:  Beh si,  guardo sempre lontano e  guardo tutto e ho paura che mi sfugga qualcosa se non sto molto attento. Sono sempre in ansia!

  • Terapeuta: Quando hai paura che ti sfugga qualcosa?

Paziente: Molto spesso

  • Terapeuta: Per esempio?

Paziente: Quando guido la macchina per andare a lavoro.

  • Terapeuta: Cosa fai?

Paziente: Guardo sempre lontano. Per questo porto gli occhiali da lontano, anche se non ne  avrei proprio bisogno;  per vedere bene. Se li dimentico torno indietro a prenderli.  E’ importante. Se vedo bene posso agire in modo appropriato e non posso essere sorpreso dagli  imprevisti!!

  • Terapeuta: Allora mi stai parlando della tua paura di non pre-vedere le cose, più che il timore di non vederle!

Paziente: … Beh, si

  • Terapeuta: c’è qualcosa qui con me che temi di non prevedere?

Paziente: (Togliendosi gli occhiali) no, qui no.

  • Terapeuta: e che effetto ti fa?

Paziente: Buonino, no abbastanza buono.

  • Terapeuta: Si vede, hai cambiato posizione, sembri seduto più comodamente e il tuo respiro è più lento!

Paziente:  Si, un po’

  • Terapeuta: Abbastanza da giocare con me?

Paziente: A cosa?

  • Terapeuta: Una sorta di mosca cieca riveduta e corretta.

Paziente:  ( sorridendo e mordendosi le labbra) Ok

 

Lo invito a chiudere gli occhi, alzarsi in piedi,  e darmi la mano. Lo prendo per mano e lo porto in giro per la stanza invitandolo a respirare e a stringermi la mano quando sente paura.

 Sempre ad occhi chiusi, e preso per mano, lo invito a toccare gli oggetti senza vederli. Lo incoraggio a toccarli, odorarli,  prenderli in mano e riconoscerli. e chiedermi, quando ha dei dubbi,

 “ Cos’è questo?”

  • Terapeuta: Che effetto ti fa?

Paziente: Mi sento portato per mano da un grande. Da una persona grande.

  • Terapeuta: Beh si, sono più grande di te! Chi oltre a me potrebbe essere il grande che ti porta per mano?

Paziente: mio padre. Ma lui non lo ha mai fatto.

  • Terapeuta: Cosa si è perso!

Paziente: Lui? Io!

  • Terapeuta: Entrambi! Portare per mano e farsi portare per mano sono entrambi importanti! Non credi?

Paziente: ( aprendo gli occhi e lasciandomi la mano)  A te è piaciuto?

  • Terapeuta: Si. Mi sono sentita partecipe della tua esperienza di conoscere il mondo senza prevederlo. Ho sentito la tua fiducia in quello che stavi facendo, la tua timidezza..ma anche la tua curiosità.  Hai spostato tantissimi oggetti! Guarda! Guardarti intorno!

Paziente: Oddio, ho fatto un casino!

  • Terapeuta: Si, ma non è successo nulla oltre al casino. Casa provi?

Paziente: Tristezza e rabbia.

  • Terapeuta: Tristezza per… e rabbia verso chi?

Paziente: Mio padre. Non mi ha mai preso per mano e nelle rarissime volte che stava con me, non era calmo, aveva sempre fretta. Non si fermava con me a parlare o a giocare. Quanto avrei voluto che si occupasse di me, che giocasse con me..

  • Terapeuta: E tu per vendicarti hai fatto a meno di lui, della sua mano e del suo appoggio e ti sei messo gli occhiali come guida!

Paziente: Anche adesso faccio a meno di lui.

  • Terapeuta: Peccato.! Quanti anni ha tuo padre?

Paziente: 88 anni.

  • Terapeuta: Andrebbe preso per mano!

Paziente: ( con gli occhi lucidi e la voce strozzata) Sono terrorizzato dall’idea che possa morire.

  • Terapeuta: Ma questo accadrà, e non è possibile prevederlo, Luciano

Paziente: Non gli ho mai detto quanto mi sia mancato!

  • Terapeuta: Certo avevi deciso e tutt’ora decidi, di metterti gli occhiali per “ vedere” il mondo facendo a meno di lui.

Paziente: E’ tremendo quello che ho fatto!

  • Terapeuta: E che continui a fare!

Paziente: E per questo che ho sempre l’ansia quando non ho gli occhiali. E come se vedere troppo mi tranquillizzasse.!

  • Terapeuta: Non so Luciano. Quello che vedo è che la tua ansia sembra un tentativo mal riuscito di controllare la paura. La paura di un bambino che non è stato preso per mano e accompagnato. La paura di un adulto che si ostina a non vedere quel bambino che ha bisogno di essere accompagnato dal suo papà

Paziente: ( Piangendo) Come posso fare a vederlo?

  • Terapeuta: Butta gli occhiali. Per vedere te, non occorrono. “Parola di un  grande”.

Paziente: (sorridendo)  Al limite faccio un casino!!!

  • Terapeuta: ( ridendo) Si, al limite farai  un casino. Quando butterai gli occhiali ?

Paziente: So che devo darti una risposta precisa.

  • Terapeuta :Non devi. Hai la possibilità di decidere te per te. Quando?

Paziente: Uscendo di qui, nel cassonetto all’angolo. E farò solo un casino se non vedo troppo.

  • Terapeuta: Se non vedi troppo,  vuol dire che hai 10 decimi  per occhio. Ti bastano?

Paziente:  ( sorridendo) Si

  • Terapeuta: Come stai?

Paziente: Bene. E come se vedessi chiaro. Distinguo meglio i colori degli oggetti.

  • Terapeuta: Distinguere, ti permette di scegliere. E’ roba da grandi!!!

 

Permettendosi di giocare, in una relazione di fiducia e alleanza, Luciano si è dato la possibilità di entrare in contatto con se stesso in un modo diverso dal consueto, a occhi chiusi, in una  condizione di apparente regressione: l’essere portato per mano. Questo ha aperto un canale emotivo importante per lui, in cui ha visto, senza i suoi fedeli occhiali ma con l’aiuto di una figura di riferimento, quello che nel tempo ha costruito nella relazione con se stesso. Non mi vedo e non vedo quello che mi manca, ma vedo solo quello che è utile vedere.  Quindi, più vedo, meno mi vedo, più cresce la mia ansia. Gli occhiali diventano così lo schermo pseudo-protettivo di Luciano. Lasciarli significa ritrovarsi e ritrovarsi può essere doloroso e spaventoso, ma è l’unico modo per diventare grande.

Anna Maria Acocella
Anna Maria Acocella
acocella.a@gmail.com